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I GIAPPONESI DI PARMA
di: Maurizio Chierici - Unità 05/02/07

Se gli americani inquietano Vicenza, i giapponesi dividono Parma. Nessuna base militare, lo stesso sindaco (Ubaldi) tranquillizza la città con l´umorismo che ne accompagna la tolleranza. Come può essere pericoloso un manipolo di reduci dalla democrazia? Sopravvivono nella convinzione fuori tempo di poter votare i partiti nei quali si riconoscono. Partiti, idee: non affari. Ma in che mondo vivono? Non si sono accorti che attomo alle loro isole le abitudini non sono più le stesse. Ed ha ragione.

Parma è diversa da ogni città italiana dove in aprile gli elettori cambiano amministrazione. Ieri a Palermo, Genova, Lucca, La Spezia, Carrara, Reggia Calabria, Como, L´Aquila, Alghero, eccetera, il popolo dell´Unione ha rinnovato la festa delle primarie nel ricordo dei quattro milioni di preferenze che hanno aperto il cammino a Prodi. Intanto Parma resta paralizzata dalla proposta di un sindaco alla fine del secondo mandato. Non può presentarsi e non ha i numeri per far correre la controfigura che permetterebbe di allungare il suo programma all´infinito: metropolitana che fa ridere in un posto così piccolo, milioni di debiti per i figli dei figli.

Si progettano ponti alla Gardaland, svuotamento dell´archivio di stato (palazzo del ´200) da trasformare in albergo e negozi, mentre il mercato dove da sempre la città si ritrova, sprofonda le bancarelle due piani sotto terra. L´elenco è lungo, la gente scontenta. Ma non sa come dirlo. Giornali e Tv devono sintonizzarsi al fervore dei costruttori: primo cittadino e supporters ne sono i protagonisti venerati. Quindici anni fa ho seguito da vicino la nascita di CiviltàParmigiana, partito del sindaco. Doveva diventare la sinistra della sinistra dc: dinamica e di una modernità legata alle speranze di un certo tipo di imprenditori. Una leggenda assicura l´ispirazione di De Mita sulla quale soffiavano le ambizioni di altri democristiani di seconda fila, professionalmente accampati nelle anticamere dei ministri.

È sempre successo, nessuna meraviglia. Che felicità quando Ubaldi prende il potere approfittando della divisione della sinistra. Annuncia (cartelli, striscioni, tripudi Tv) la nascita della città cantiere. Bisogna riconoscerlo: è di parola. Sistema tanti amici e scatena le grandi opere, utili se fossero utili a tutti, non solo alle tasche dei pochi. Intanto nella vecchia città chiudono i negozi, nei prati attorno fioriscono supermercati. Altri quattro fra un po´ sono pronti: vogliono dire 300 saracinesche chiuse e per le piazze e le strade del centro storico si annuncia un futuro da museo. Scappano anche i cinema, l´ultimo sta per spegnere le luci. Le riaccenderà all´ombra delle supervendite immerse nella campagna. Nel vuoto prospera la criminalità. Per quel che valgono le classifiche del Sole 24 Ore, prima della rivoluzione Ubaldi, Parma era perennemente insediata ai primi posti, mai sotto il quinto, due volte in testa: in nove anni.è precipitata. Con un´aggravante: invecchia. Nel 2015 quasi un quarto della popolazione avrà più di 65 anni. Più fragile agli assalti, meno accorta nel diffidare. Per vedere un film dovrà sfidare le trappole delle scale mobili e prendere il metrò. Il quale correrà sui debiti: serve un bacino di un milione di viaggiatori per evitare il rosso dei bilanci. Con 177 mila abitanti il pareggio resta irraggiungibile. Ecco l´idea annunciata e ripetuta tanto che la gente cominda a crederci: Parma diventerà un posto con 400 mila persone. Arrivano da dove? Massimo riserbo. Dopo aver governato evitando di illustrare numeri e carte dei progetti meraviglia, il sindaco scopre che i partiti sono superati. Servono alleanze di «persone».

Per imporre ai prossimi amministratori scavi e appalti, nelle ultime settimane il ritmo produttivo diventa un´ossessione: firme di contratti, apertura frettolossissima di cantieri, urgenza che fa saltare i passaggi previsti dalla legge: anche i comitati di quartiere si riducono a banalità da bypassare. Nessuno dovrebbe mettere il naso, ecco perché non se ne può andare. Salta tutto. L´antagonismo tra l´ex ministro Lunardi e Pizzarotti ha bloccato il metrò costringendolo Ubaldi a svolazzi da acrobata. Guai perdere Tv e giornali dove Pizzarotti ha un bel peso; guai perdere Lunardi che ha finanziato l´opera. Si destreggia su questo filo ed ha bisogno di affrancarsi, ecco l´importanza degli ex democristiani di professione dei quali si è circondato, distribuendoli in istituti, fondazioni, banche, qualsiasi angolo della dttà. Sono loro ad animare la leggenda: senza Ubaldi il centro sinistra non vince. L´amico fratello col quale condivide le scampagnate politiche nei mesi di vacanza, fa il segretario della Margherita e nelle Tv amiche ripete la cantilena: Ubaldi o morte. Vorrebbero inaugurare il laboratorio del progetto Casini: tutti al centro, da Palazzo Chigi ad ogni municipio. Berlusconi, addio.

A questo punto spuntano i giapponesi. Il primo giapponese si chiama Giorgio Pagliari, avvocato e professore universitario: con la simpatia di Castagnetti si propone alle primarie anticipando le scelta della Margherita dalla quale aspetta un cenno prima di formalizzare l´impegno. Lo segue l´avvocato Allegri, associazione Monumenta: ha frenato tunnel impropri, strani ponti e archivi da demolire con azioni legali pagate da solo, difensore della città non sopportando gli stravolgimenti irrazionali. La politica non gli interessa. È pronto a farsi da parte appena i partiti dell´Unione annunciano i nomi dei candidati. Purtroppo c´è l´imbarazzo della Margherita divisa tra amicizie e buonsenso. Il silenzio continua. Ma succede qualcosa. Mario Lavagetto, saggista che ha insegnato lettere a Bologna, si rivolge ai partiti del centro sinistra con un appello firmato da intellettuali, presidi di liceo, docenti universitari, medici, giovani laureati, pittori, galleristi, operai, imprenditori, professionisti, commercianti: cinquanta-sessanta persone che imbarazzano perché non chiedono e non aspirano a niente. Non hanno mogli, figli o ambizioni da piazzare. Sono cresciute in una città civile e non intendono svenderla agli arrembaggi.

Le parole di Lavagetto sono semplici: «Chi, come noi, crede che i partiti abbiano una funzione fondamentale nella organizzazione della vita democratica e chi ritiene pericoloso e ambiguo l´invito del sindaco a cancellare le sigle di partito e, a promuovere un´indiscriminata coalizione di persone, non può non guardare con profonda preoccupazione questi inspiegabili temporeggiamenti, questa incapacità di trovare un accordo, ancora prima sugli uomini, sui metodi da seguire e sulla trasparenza da dimostrare. Ci si chiede: è davvero inevitabile che Parma veda la conferma della precedente amministrazione...?». La lettera appare su Polis, vende dieci volte meno del grande giornale locale: quattro fogli, redazione giovane e senza collare. Il giorno dopo, nella seduta comunale che approvava la metropolitana, il sindaco ridicolizza chi ha firmato evocando la bella immagine dei soldati dispersi nelle isole del Pacifico, sempre all´erta non sapendo che la guerra è finita. «Sarà ora che anche i giapponesi nostrani escano dalla foresta». Serventi, capogruppo Ds, e Carla Mantelli, capogruppo Margherita, bocciano il metro, mentre qualche ex democristiano si defila al momento del voto.

Ma Ubaldi e gli altri non immaginavano che malgrado la tiratura limitata, Polis stesse per diventare il monumento di una protesta attorno al quale si ritrova la città. In quattro giorni più di mille adesioni (ho firmato anch´io) e le firme vanno avanti con un ritmo che preoccupa gli spazi limitati del giornale. Non solo ragazzi, presidi di liceo, professionisti, massaie od operai. Quattro dei cinque circoli della Margherita fanno sapere che sono d´accordo. Adeliscono tanti Ds, direttivi Cgil; ufficialmente Prc, Verdi, Pdci.

La lettera di Corrado Truffelli, Margherita, già presidente della provincia, risponde al segretario Margherita, supporter ubaldiano il quale insiste nell´annunciare che senza l´amico del cuore, il centro sinistra resta in castigo. Truffelli propone un´assemblea. Lascia intendere che messaggeri e messaggi interessati deformano la realtà politica nella speranza dell´ammucchiata. Come si fa a dire che l´Unione perde? «Le ultime indicazioni vengono dalle elezioni provinciali 2004, meno di due anni fa». Ubaldi ha partecipato in prima persona, dibattiti, richiami e città avvolta nei manifesti dove appare accanto all´uomo di fiduda: ve lo garantisco io. Un disastro. «Civiltà Parmigiana ha perso in città quasi il 10% di voti: da 19,82 a 10,34. Forza Italia è passata dal 28,66 del 2002 a 16,31 mentre l´Unione e la sinistra guadagnato 16 punti. Nessuna erosione. Ecco perché non capisco come si possa aver paura di perdere».

mchierici2@/ibero.it

Creato da mariaricciardig
Ultima modifica 2007-02-06 11:16



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